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03-10-2013: Da Volly a Tore. Cosa vuol dire essere "mascottaro" del volley

 

 

Molti lo conoscono come Tore l'orsetto schiacciatore, altri lo ricordano come Volly (la mascotte dei mondiali maschili del 2010), ma pochi sanno chi realmente si cela sotto le vesti della mascotte che anima i palasport pugliesi durante la stagione pallavolistica. Vanni Oscuro, ha iniziato nel 2010 il suo percorso da "mascottaro" come a lui piace definirsi, indossando le vesti della mascotte Volly, l'uccello blu che svolazzava nei palasport per promuovere i mondiali maschili di pallavolo svolti in Italia nel 2010. Un mix tra passione e voglia di divertire la gente, lo ha portato per gli eventi pallavolistici in questi anni. Conosciamolo meglio..

 

 

Da dove è nata l'idea di diventare mascotte del volley?

E' iniziato tutto mentre guardavo in tv la final4 di Coppa Italia che si svolse a Montecatini nel 2010. Vidi intorno al campo la mascotte Volly animata da un ragazzo toscano. Sapevo non sarebbe stato facile realizzare questo mio desiderio, ma nel mese di Maggio ricevetti la chiamata della Federazione, che mi diede la possibilità di vestire i panni di Volly in occasione del torneo di qualificazione agli Europei che si svolse a Gioia del Colle (BA). Ricordo bene quei giorni, e mi scappa un sorriso quando ripercorriamo quell'esperienza con i miei amici. Essere al fianco della nazionale italiana fu un bell'esordio per me. 

 

Da quanto tempo segui il volley?

Mi sono avvicinato alla pallavolo nel 2007, dopo averla praticata un pò ai tempi della scuola media. Devo confessare che ero un tifoso sfegatato della mitica Sisley Treviso. 

 

Cosa ricordi della tua prima avventura da mascotte?

Ricordo benissimo quanta cura avevo della mascotte, a cui tenevo tantissimo. Furono 3 giorni intensi a Gioia del Colle, con due gare al giorno. Non posso dimenticare la partita tra Italia e Turchia, quando il palasport di Gioia del Colle fu invaso da 5000 persone. Fu un'emozione grandissima per me poter guardare quel pubblico fantastico dal centro del campo. Non fu l'unico evento internazionale al quale ho partecipato nei panni di volly, infatti sempre nel 2010 in occasione del torneo giovanile Eurovolleycup, mi fu data la possibilità di animare il torneo nonostante l'urgenza nel far tornare la mascotte a Roma.

 

Hai avuto modo di vivere importanti eventi a stretto contatto con gli atleti, chi ricordi in particolare?

Non posso dimenticare il gruppo della nazionale di Anastasi che conobbi da vicino a Gioia del Colle. In quei giorni il Mastro (Gigi Mastrangelo) era fuori per infortunio e costantemente mi ci avvicinavo a bordo campo dove lui era seduto. Ricordo lo zar (Ivan Zaytsev) quando alle prime presenze con la nazionale, sicuramente un pò più timido di oggi, mi salutò con accento romano. Non posso dimenticare il capitano di quella nazionale, Valerio Vermiglio. Ho avuto modo di incontratlo quest'estate e con lui abbiamo ricordato con piacere quell'esperienza. L'ho conosciuto con piacere in maniera più approfondita e mi ha colpito quando ha detto di ricordarsi di me. Ebbi l'opportunità di carpire alcuni aspetti organizzativi delle nazionali che partecipavano a quel torneo ed in particolare mi soffermai su un giocatore della Turchia, Mustafà Kirici, col quale ogni tanto mi capita di scambiare un saluto su facebook. Nella lunga parentesi "Tore" invece, ho conosciuto i campi di serie A oltre ai tanti ragazzi delle finali nazionali giovanili. In particolare ho stretto un bel rapporto con Marco Falaschi (oggi palleggiatore a Budva in Montenegro). Il primo approccio con lui fu legato alla sua toscanità. Ci tennesottolineando fosse di Santa Croce, nonostante io l'avessi definito pisano. Nonostante la distanza, attualmente gli mando i miei saluti allegando alcuni video del toscano Paolo Ruffini. Ho inoltre stretto un bel rapporto con gli amici di Molfetta, a cui ho fatto visita diverse volte lo scorso anno. Sono legato ai Fedelissimi che hanno sempre dimostrato un grande affetto nei miei confronti.

 

Quanto credi sia importante il coinvolgimento del pubblico e l'animazione nei palasport?

Credo che l'animazione in un evento sia fondamentale per stemperare la tensione dovuta a ciò che accade sul campo. Credo che in una partita dove c'è una mascotte, o comunque una bell'atmosfera conivolgente, sia un motivo in più per attirare gente. Immaginate una pausa tra unset e l'altro senza musica, senza divertimento? La soddisfazione più grande è vedere la gente che ride e si diverte seguendo l'attività della mascotte oltre all'affetto dei bambini, che non smettono un attimo di seguirti. Il trucco sta nel non abbassare il livello di animazione quando il pubblico non risponde, cerco sempre di dare il massimo senza mai perdermi d'animo. La pallavolo consente tutto ciò, il palazzetto è il giusto contenitore grandi e piccoli, per passare due ore di sport e divertimento. 

 

Quali sono i momenti che ricordi con più piacere?

Tra Volly e Tore, mascotte nata insieme a Fipav Puglia nel 2010 in occasione delle finali nazionali U18 e legata al sito internet Www.tuttovolley.org , ci sono tanti momenti che ricordo con piacere, non basterebbe una giornata per raccontarli. Quello che mi è sicuramente rimasto in mente è quando tolsi di mano a Gioia del Colle (anche se non dovrei dirlo..) la bandierina al giudice di linea in un evento internazionale, sotto gli occhi degli addetti della CEV. Non tardò ad arrivare il rimprovero: "Volly, please..be quiet..."...Forse avevo esagerato (..ride ndr).

Nei panni di Tore invece il ricordo è recente. A Manfredonia, in occasione dei mondiali studenteschi di beach volley nel 2013, mentre sul palco sfilavano le rappresentative provenienti da tutto il mondo, io mi esibivo tra la gente in balli di musica dance attirando l'attenzione del pubblico in piazza (il video è presente su youtube come "Tore Dance"). Resterà indelebile nei miei ricordi il siparietto in diretta raisport con Andrea Lucchetta. Portai con me tutti gli oggetti di Tore (occhialoni, parruccone, pettinone, forbici maxi..) e lucky non perse un attimo impossessandosene e divertendosi mentre il povero Maurizio Colantoni cercava di portare avanti seriamente la diretta. Sottolineo che le scenette con lucky non erano preparate..

 

Cosa vedi nella gente che ti circonda nei palasport?

La cosa bella di essere mascotte è vedere la gente in tribuna, e soprattutto i bambini, che si divertono nel seguire le gesta della mascotte di turno. Non mi stancherei mai di fare foto con i piccoli che, disinteressandosi della partita, iniziano ad inseguirmi per tutto il palasport cercando abbracci e coccole. Credo sia difficile spiegare cosa si prova a guardare attraverso gli occhi di una mascotte. Tanti sguardi rivolti verso il campo, ed il tuo sguardo rivolto verso i loro. Quest'estate, in occasione di una manifestazione scolastica a Francavilla Fontana, quando fu presentato il libro di Max Di Franco "il bambino che sogna", mi emozionai nel sentire le voci di centinaia di bambini che urlavano il nome di Tore. Passai la maggior parte del tempo a fianco ad una bambina affetta da handicap..da pelle d'oca. E' bello poter regalare un sorriso, io vivo di questo, dentro e fuori da Volly o da Tore, non lo nego.

 

Progetti futuri?

Di progetti ce ne sono tanti. Il prossimo anno in Puglia avremo la fortuna di ospitare i mondiali di pallavolo femminili. Sono in attesa di conoscere quale sarà la mascotte rappresentativa della rassegna iridata che si svolgerà in Italia nel 2014. Sarà bello avere l'opportunità di poter dare il mio contributo a questo evento, nella mia terra davanti in una vetrina così importante. Un altro mio grande desiderio è quello di conoscere gli altri "mascottari d'Italia", ho anche creato un gruppo su facebook per ritrovarci e scambiarci opinioni a riguardo. 

 

Ringraziando tutti quelli che, con una pacca sulla spalla, hanno apprezzato il mio ruolo, voglio confessare che ogni volta che indosso una mascotte cerco di resettarmi lasciando fuori tutto ciò che di negativo può esserci. Perchè essere mascotte vuol dire sorridere e far sorridere. Per molti è un ruolo secondario, ma sono convinto che tanti ruoli secondari fanno la differenza in quello che può alla fine, risultare un grande evento riuscito bene. Anche se a volte cado in una crisi di identità, conserverò sempre i ricordi di ogni mascotte che vestirò, cercando di dare il mio meglio nell'animarla e lasciare un ricordo indelebile nel pubblico del volley. 

 

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